relazione jeet kune do e kali

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relazione jeet kune do e kali

Messaggio  danilo il Gio 17 Apr 2008, 19:54

La domanda più frequente che il praticante e il neofita pongono è il perchè vi sia una relazione tra il jkd ed il kali.La nascita del pensiero jkd si ergeva su tre punti fondamentali: selezione ed applicabilità dei vari stili marziali, concetto di intercettazione e velocità d'esecuzione. Bruce Lee passò i primi anni, dopo il famoso scontro stilistico con un rivale cinese per poter insegnare agli americani, a studiare illimitate tecniche per sviluppare un sistema che fosse in grado di dare celerità nell'applicazione. Compagno d'avventura in questa frenetica analisi fu Dan Inosanto, l'amico fraterno di Lee, discreto praticante di una sconosciuta arte denominata Kali. Il loro lavoro portò alla fusione varie combinazioni risalenti 26 discipline, tutte trasportate in una applicazione veloce, diretta ed immediata. Ogni tecnica e movimento dovevano rispondere all'intercettazione, veloci di anticipare l'avversario da un leggero movimento di un arto o sparare un colpo nel momento di ricarica dell'opponente. La morte improvvisa di Bruce Lee ha brutalmente spezzato la possibilità di codificare il jkd e negli anni le varie scuole ne hanno approfittato per modificare a proprio piacimento i contorni del sistema. Tra questi, la più importante integrazione portata fu della Progressive Fighting System di Paul Vunak. Erede tecnico di Inosanto con una predisposizione alla realtà stradale, lavorando molto sull'aspetto mentale del combattimento e delle distanze. Con lui si incomincia a lavorare sulla versatilità della velocità in base alla distanza adottata; lunga di studio con attenzione particolare al "footwork" delle gambe, media in cui si riconoscono i lavori di braccia boxistici o "ponti" d'ingresso, corpo a corpo basato non esclusivamente sulla sensibilità ma sulle varie "altezze" e quella a terra con velocità di reazione nella difesa. Questo schema "concept" si avvicinava alle metodiche d'allenamento del kali che basa i suoi lavori con armi e mani nude sul principio delle distanze ed altezze. Ecco perchè nelle scuole jkd, negli anni '90 si intravedono principi filippini. Ma l'errore grave è unire i due sistemi! da un lato il jkd lavora sulla velocità dell'applicazione, dall'altro il kali resta un'arte a sè, in cui lavora su principi diversi come ad esempio il "triangolo". Nel tempo la conoscenza maggiore del kali ha portato a notare punti comuni con il jkd: altezze, velocità, dinamicità e semplicità d'esecuzione. In più si sono conosciuti stili sempre più variegati di kali, spaziando in un area sempre più vasta: Latosa ( il più praticato in Italia) bello ed armonioso tecnicamente nella corta distanza "serrada", Lameco meno spettacolare e più realistico nei movimenti, Doce Pares giovane stile che unisce potenza e fluidità o Koredas obra mano che preferisce l'uso di combinazioni corpo a corpo, Kalavera totalmente spettacolare nella lunga distanza per chiudere con i famosi "fratelli cane", che hanno fatto del kali una durezza reale. Gli stili sono infiniti ed entrano continuamente nei lavori marziali quotidiani, l'importante è cercare di non unire l'essenza kali a quella jkd, ma avvicinare nella pratica gli elementi principali che caratterizzano questi due sistemi. Ognuno di noi, poi, legherà i principi dell'uno e dell'altro creando il "suo" jkd, come lo spirito di Bruce Lee voleva.

danilo

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