Ancora informazioni sul Kali e le Arti Filippine (1)

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Ancora informazioni sul Kali e le Arti Filippine (1)

Messaggio  Davide il Mer 09 Apr 2008, 15:49

IN TERMINI GENERICI....
Cosa significa: Il termine "kali" secondo alcuni deriva dal nome della dea Kalì oppure dai termini kriss, kalis, che indicano un'arma da taglio dalla lama a forma serpentina. "Arnis" è un termine moderno, usato soprattutto in riferimento al combattimento con il bastone; "Eskrima" è un termine spagnolo che significa "scherma".Secondo altri studiosi, la parola "kali" deriverebbe dalla contrazione dei termini "kamot" (mano/corpo) e "lihok" (movimento).Periodo e luogo di nascita: E' impossibile stabilire una data di nascita certa, poichè il complesso insieme delle arti marziali filippine, che conta moltissimi stili, è il frutto collettivo dello studio di più persone vissute in tempi diversi nelle isole Filippine.
Da cosa deriva: Scherma occidentale, Pentjak Silat.Area di influenza del Kali: Data la sua efficacia in combattimento, alcune tecniche delle arti marziali filippine sono adottate nei moderni sistemi di Jeet Kune Do concepts. Che cosa studia: In primo luogo il combattimento armato: bastone, coltello, doppio bastone, bastone e coltello e spada y daga sono le specialità tipiche presenti nella
maggior parte degli stili. Sugli stessi principi del combattimento armato vengono studiate anche tecniche a mani nude, pugni (panantukan), calci (sikaran), leve articolari (dumog o buno).

KALI: L'ESSENZA DI UN'ARTE MARZIALE
Kali, Arnis, Eskrima, sono i diversi termini con cui si indica il patrimonio marziale dell'arcipelago delle Isole Filippine. Disciplina dalle antiche origini, la sua scoperta da parte del mondo occidentale risale all'epoca dei conquistadores spagnoli, che testarono sulla loro pelle l'efficacia di questa sconosciuta pratica da combattimento; un nome su tutti è quello del viaggiatore Magellano, secondo la nostra tradizione uno scopritore di nuove terre, secondo i Filippini un
pirata straniero, ucciso dall'eroe locale Lapu Lapu , al quale è dedicata oggi una statua commemorativa.
La grande innovazione apportata dal Kali nel mondo delle arti marziali, o per lo meno nel mondo della didattica delle arti marziali, riguarda il settore armi. Comunemente, nelle varie discipline marziali da più tempo presenti in Occidente (Kung Fu, Karate, Ju Jitsu, ecc.), l'apprendimento accademico dell'arte prevede inizialmente lo studio a mani nude, coadiuvato dall'esecuzione delle forme (kata in giapponese), per poi passare, ad un livello successivo, quando l'allievo
avrà (si spera) raggiunto un alto grado di consapevolezza della disciplina, delle sue basi teoriche e dei principi motori fondamentali, al maneggio delle armi tipiche: un praticante di Tai Chi Chuan, ad esempio, dovrà apprendere inizialmente tutte le forme a mani nude del suo stile, per passare in seguito alle sequenze con la spada. Nell'ottica del Kali si è di tutt'altro avviso. L'utilizzo dell'arma fondamentale, il bastone singolo (olisi, è la prima cosa che viene insegnata ad un allievo, in quanto il maneggio di questo attrezzo è propedeutico per lo studio del combattimento a mani
nude (panantukan} e successivamente per il doppio bastone (sinawali), fino ad arrivare al pugnale (daga) e al bastone
e pugnale insieme (espada y daga). La grande particolarità, che lega tutti gli stili e i sistemi autentici di Arnis Kali Eskrima, e quindi le autentiche scuole di Kali, è la libertà da rigidi schemi prefissati, la personalizzazione dell'arte, la naturalezza con cui fluiscono le tecniche una dietro l'altra, la dinamicità nelle personale esecuzione della Carenza, paragonabile alla shadowboxing del pugilato, eseguita sia con le armi che a mani nude (i "kata" non esistono negli stili dove si praticano
le Sayaw, cioè "danze", le quali non sono rigidamente schematizzate).
Un altro grande aspetto da prendere in considerazione nel Kali è la trasferibilità dei principi, secondo il quale il combattimento armato e quello a mani nude sono legati da un filo conduttore che fa sì che il praticante possa applicare gli stessi concetti tecnici e tattici su entrambi gli aspetti.
Ecco ora un elenco, a grandi linee, dei settori più comuni tra i diversi stili e sistemi di Kali Eskrima:

• Olisi : il bastone singolo, l'arma più comune in tutte le autentiche scuole di Kali; è in rattan (giunco indurito con il fuoco) di cui lunghezza e diametro variano a seconda dello stile o del sistema praticato, così come, di conseguenza, variano la quantità e la traiettoria dei colpi; in linea di massima possiamo affermare che la maggior parte delle scuole adotta dei bastoni lunghi dai 60 ai 70 cm, del diametro che oscilla tra i 2 e i 3 cm.

• Double Olisi , l'utilizzo di due rattan contemporaneamente; di grande aiuto per aumentare velocità e coordinazione,
prevede principalmente l'allenamento con un compagno, al fine di affinare al meglio le capacità di reazione.

• Pugnale : a doppio taglio e generalmente di lunghezza che non supera i 30 cm; è un ulteriore esercizio di sensibilità, ad un livello più avanzato, che induce il praticante a mutare notevolmente la distanza di combattimento rispetto all' olisi o al sinawali , pur mantenendone immutati i principi di base.

• Espada y Daga : bastone e pugnale insieme, è la parte più affascinante e anche più articolata del combattimento armato del Kali; nelle isole Filippine anticamente al posto del bastone si usava una vera e propria spada, Kriss, Kampilan o Barong, della lunghezza di 70 cm circa; in Spagna e in Italia nel XVI secolo si diffonde l'uso della Mano Sinistra (Daga lunga metà della spada), quindi della tecnica "Spada e Daga". In Spagna rimarrà in voga (anche nei duelli) fino alla metà del XVIII secolo. Col trascorrere del tempo è avvenuta questa mutazione d'arma, che ha apportato nuove traiettorie di attacco e di difesa rispetto alla versione originaria.

• Sikaran : "arte del calciare"; si intendono per sikaran tutte quelle tecniche di piede che si possono effettuare anche impugnando un'arma, quindi a media e bassa altezza e generalmente a media e corta distanza.

• Panantukan : il pugilato filippino, nel quale le tecniche, le strategie e gli spostamenti derivano dal combattimento con il pugnale; oltre a colpi di pugno prevede anche attacchi con altre parti del corpo, tra cui, gomiti, spalle, avambracci e punta delle dita.

• Hubud Lubud: "legare e slegare" , è l'area che Bruce Lee chiamerà "trapping", l'intrappolamento. E' un esercizio che è presente anche in altre discipline, tra cui Silat, Wing Chun Kung Fu e Tai Chi Chuan, che sviluppa la sensibilità, inducendo gli allievi che lo praticano (l'esecuzione infatti può essere fatta solo in coppia) all'armonia dell'azione con il compagno, creando una sorta di movimento continuo e concatenato (non per niente l'hubud lubud è stato definito dagli spagnoli "Cadena de Mano"

• Dumog : l'area del corpo a corpo, il grappling; è basato sullo studio delle leve articolari, delle proiezioni, della manipolazione delle aree sensibili e delle immobilizzazioni. Un attento lettore non può non aver notato che tutta la parte che riguarda il combattimento a mani nude (dal sikaran in poi) sposa perfettamente il principio delle quattro aree del Jeet Kune Do, ovvero kicking, punching, trapping e grappling. Ecco perchè lo stesso Lee, grazie all'aiuto del guro Dan
Inosanto, ha attinto molto dal repertorio del Kali per elaborare il Jeet Kune Do Concepts.

OLISI "Il rumore cadenzato dato dai bastoni, abilmente manovrate dal Maestro e da tutti gli atleti, creano una particolare melodia, come ad imitare una nenia orientale." Così commentò un giornalista locale quando, nel 1992, si svolse a Cupra Marittima il primo stage per il Centro Italia di Arnis Kali Escrima, presieduto da Guro Nino Pilla, italo - australiano ed allievo diretto di Dan Inosanto. A quel tempo il Kali era ancora un nome che non suscitava alcuna impressione ai più, me compreso, e vedere Masirib Guro Jeff Espinous maneggiare in modo così veloce ed eclettico quella semplicissima
arma fece scaturire il desiderio di non lasciare isolato quell'evento ma di intraprendere l'affascinante cammino delle arti marziali del Sud Est asiatico. E così, come tanti, sono rimasto incantato dal Kali grazie all' Olisi , così si chiama il bastone corto usato in questa disciplina. L'Olisi è in rattan (per noi occidentali giunco), o mactan, indurito con il fuoco, di lunghezza
variabile dai 55 ai 70 cm, a seconda dello stile, e diametro compreso tra i 2 e i 3 cm. E' un'arma che, nella sua semplicità, è forse quella più versatile nel panorama delle Arti Marziali del Sud Est Asiatico, in primo luogo perchè è un arma facilmente reperibile in strada o ancor più facilmente sostituibile (un ombrello, una rivista arrotolata...), in secondo luogo perchè tutti i suoi principi e le sue traiettorie di attacco e difesa sono trasferibili al combattimento a mani nude, parimenti
ai principi di combattimento con la daga. Il bastone può essere usato anche doppio, dando vita a ciò che i moderni escrimadors chiamano "double olisi", ma la cui essenza è riposta nel termine Sinawali. Il Sinawali era il metodo usato per combattere nei "duelli della morte" filippini, la cui ultima testimonianza si ebbe da Guro Villabrille, maestro di Guro Largusa che insegnò il suo stile a Guro Lacoste, stile che in seguito divenne il Lacoste - Inosanto System. Questa metodologia di
allenamento e combattimento con il doppio Olisi sviluppa il colpo d'occhio e induce il praticante a "provare" tutte le distanze del combattimento (benchè per molti possa sembrare strano, il combattimento con il bastone si svolge per lo più a corta distanza). "Colpire più che parare", questo è il principio numero uno dell'Olisi e del Sinawali, non perchè non esistano parate con singolo o con il doppio bastone, ma perchè le stesse parate, in un combattimento con un'arma di
questo tipo, devono essere anche dei colpi, finalizzati a impedire che l'avversario possa continuare a sferrare fendenti di rattan, in una parola gunting. Gli angoli di attacco del bastone sono molteplici, a seconda degli stili e dei sistemi, si parte da cinque fino ad arrivare a sessantaquattro, con tutte le varianti. I cinque angoli di attacco, detti "cinco teros" , comuni a tutti gli stili sono in ogni caso: • prima diagonale alla testa : supponendo un escrimador destrorso il colpo che parte dalla
spalla destra in direzione del volto avversario.


• seconda diagonale alla testa : il colpo che parte dalla spalla sinistra, sempre diretto al volto. • prima diagonale bassa :
colpo che parte dalla spalla destra diretto al corpo o alle gambe. • seconda diagonale bassa : colpo che parte dalla spalla sinistra diretto al corpo o alle gambe. • lineare di punta : colpo con la punta del bastone diretto al corpo o in alcuni casi alla gola dell'avversario.

PANANTUKAN: IL COMBATTIMENTO A MANI NUDE NEL KALI FILIPPINO
Alcuni tendono a tradurre il termine Panantukan come "Boxe del Kali Eskrima", identificandolo come un sistema di lotta molto simile alla Kick Boxing occidentale, ovvero costituito quasi esclusivamente da calci e pugni. In realtà le cose stanno in un modo completamente differente. Il Panantukan è un articolato metodo da combattimento a mani nude del Kali Escrima che trae la propria tecnica e la propria tattica direttamente dal combattimento con il pugnale. I colpi veloci, esplosivi e
concatenati, mirano non soltanto a colpire l'avversario, ma a fare in modo che egli non possa più essere in grado di sferrare l'attacco. Non si tratta della filosofia da combattimento giapponese, che induce a sviluppare tecniche da colpo risolutivo (parata - contrattacco), ma di un sistema totalmente eclettico che miscela in ogni sua tecnica principi punching, kicking, trapping e grappling, volgendo così il combattimento a 360°, nel puro stile delle arti marziali del Sud Est asiatico.
L'affermazione che il Panantukan deriva direttamente dal metodo di combattimento con la daga non deriva tanto, o meglio non soltanto, dalle traiettorie e dai bersagli finali dei colpi (gola, occhi, plesso, ecc.), quanto a quella che potremmo definire "metodologia di reazione", caratterizzata in primis dal concetto della "mano viva" . Nel Kali Eskrima, ma anche nella
tradizionale scherma italiana, spagnola e francese, l'arto disarmato non è posto dietro al corpo nell'intento di proteggersi da eventuali fendenti avversari (come si vede attualmente nelle competizioni sportive di scherma), ma collabora con la mano
armata parando, rafforzando e immobilizzando. Il Panantukan sfrutta questo stesso principio: se una mano para l'altra rafforza, se una contrattacca l'altra controlla, se una immobilizza l'altra applica una leva articolare; e tutto ciò accade anche con la collaborazione delle gambe, che non soltanto servono per calciare ("Sikaran", nel Kali) ma anche e ugualmente per parare e applicare leve agli arti inferiori. Ecco perchè la lotta a mani nude del Kali è stata anche definita "Arnis de Mano",
ovvero "Scherma a mani nude". Leve articolari e tecniche di gunting non sono in ogni caso poste sempre alla fine dell'esecuzione delle tecniche, come avviene per la maggior parte delle arti marziali più note, nè l'applicazione delle une vieta quella delle altre: la particolarità del Panantukan sta proprio nel concatenare queste diverse azioni marziali in modo
più libero e personale che esista, ricorrendo al principio dell'Hubud Lubud. Cadena de Mano
Alla base della concatenazione delle molteplici metodologie di attacco e di difesa dell'Arnis Kali Eskrima vi è un principio basilare che gli Spagnoli hanno denominato "Cadena de Mano" , ma che gli antichi Guro filippini chiamavano "Hubud Lubud", "Legare e Slegare". L'Hubud Lubud è il punto di fulcro attorno a cui ruota il sistema di combattimento a mani nude del Kali Eskrima. Non si tratta di una serie di parate, nè di particolari traiettorie di colpi, ma di una tipologia di movimento che da
sola potrebbe rappresentare le fondamenta di un sistema di combattimento. L'Hubud Lubud consiste in una serie di esercizi svolti a coppie atti a sviluppare il controllo delle proprie azioni in conseguenza, o per meglio dire in simbiosi, con quelle dell'avversario. Riuscire ad adattarsi completamente al ritmo di chi si ha di fronte, arrivando a una perfetta sincronia, fino a raggiungere lo scopo di imporre il proprio o spezzare la catena al momento più opportuno. Il tutto sempre nella assoluta
morbidezza e fluidità dei colpi e delle parate, requisito fondamentale affinchè si riesca a percepire la continuità del movimento: la Cadena de Mano. Il raggiungimento della perfezione nell'Hubud Lubud sviluppa la resistenza, il colpo d'occhio, la lateralizzazione e la sensibilità, nonchè l'eccezionale capacità di concatenare insieme tecniche totalmente diverse, che vanno dai comuni colpi alle parate, dai gunting agli intrappolamenti. Gli esercizi di Hubud Lubud sono di diverso tipo e variano
l'un l'altro in difficoltà, traiettorie e numero dei "tempi" di controllo, ovvero il numero dei passaggi da un attacco all'altro.In tutte le Scuole di Kali Eskrima che si rispettino questo metodo di allenamento, tramandato dagli antichi Guro filippini, occupa un posto preminente nella didattica degli allievi, in quanto, ad un livello più avanzato, è possibile applicare l'Hubud Lubud anche al combattimento con l'Olisi.
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